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È una farsa il chiamare virtuoso un qualsiasi essere le cui virtù non derivino dall'esercizio della sua propria ragione. Mary Shelley

Mary Shelley. I miei sogni mi appartengono.

Mary Shelley
I miei sogni mi appartengono. Lettere della donna che reinventò la paura.

Edito da Orma Editore è un libricino che si fa leggere in un’ora e disegna a 360 gradi l’icona di Mary Shelly donna e letterata, attenta osservatrice del tempo, della politica e dei moti che tra i primi del 800 e la sua metà mossero l’Europa, in particolar modo in Francia, Italia dove visse allungo (Lerici) con Percy Shelley, poeta romantico, e Grecia.

Figlia di William Godwin, filosofo radicale e rivoluzionario precursore dell’anarchismo, e di Mary Wollstonecraft filosofa a scrittrice britannica considerata fondatrice del femminismo liberale, che morì pochi giorni dopo che Mary venne al mondo per una infezione post parto, Mary ha lasciato un segno indelebile.

Questo picco libro epistolare di sole 62 pagine racconta dell’amore anticonvenzionale e scandaloso per l’epoca (siamo ad inizio ‘800) per Percy Shelley, poeta britannico e uomo sposato con una figlia, che la definì “creatura di luce e di amore” completamente affascinato da questa donna che amava così tanto la scrittura.
Amore che presto si intreccia con quello per Thomas Jefferson Hogg, attrazione incoraggiata da Percy che scrisse “non do alcun valore al monopolio esclusivo di una coabitazione” incoraggiando l’attrazione tra i due. Un amore, questo per Hogg, che rimase unicamente relegato alla scrittura diventando presto amicizia che durò tutta la vita. La lettera che Mary invia a Hogg sono sempre dirette, chiare, e ci danno un’immagine di Mary sognatrice ma anche terribilmente terrena, e forse è questo ad affascinare tanto di lei. –

Mary e Percy fuggono dall’Inghilterra che li giudica (anche il padre di Mary considera l’unione tra i due non accettabile), osteggia il loro amore, e la loro fuga diventa leggenda.
Nella fuga si uniscono la sorellastra di Mary, Jane Clairmont chiamata Claire che diede una figlia a Lord Byron (Allegra che morì in un convento a soli 5 anni per febbre, sembra tifo o malaria), e il poeta John Keats.

In Svizzera nella Villa Diodati, sul lago di Lemano, incontrano Lord Byron e John Polidori, medico di Byron e scrittore britannico.
Qui diedero vita ad una gara tra di loro per chi scriveva il romanzo di paura più pauroso e nacque il Frankenstein (il moderno Prometheus) e il The Vampyre di Polidori.
Due romanzi che rappresentano al meglio il romanzo gotico, due autentici capolavori.
I sentimenti espressi nel Frankenstein Mary Shelley li ha provati su se stessa, il rifiuto della società per questo amore scandaloso con Percy, la stessa amica d’infanzia di Mary, Isabel Baxten, cresciuta con lei  troncherà ogni rapporto perché considera l’unione tra i due “disdicevole”.  Mary si stente sempre addosso il giudizio degli altri e il rifiuto di tutti sentimenti espressi al massimo nel Frankenstein.

Mary e Percy si sposeranno dopo il suicidio della moglie nel 1816, anno della fuga in Svizzera.
Nel libro c’è anche la lunga lettere inviata a Maria Gisborne sul tragico naufragio in cui l’amato Percy perse la vita in Italia a Lerici, la sua disperazione.

Una volta ritornata in patria si trova famosa perché il suo Frankenstein è diventato un successo teatrale, famosa ma non ricca.
Verrà corteggiata da altri e le verranno fatte altre proposte di matrimonio che Mary restituirà sempre al mittente, tra le quali quella dell’amico Hogg e del poeta francese Prosper Mérimée, il più insistente, che respingerà in maniera secca e decisa.

La vita di Mary è di grandi passioni, tragedie come gli aborti, la morte dei figli, la tragedia del marito.
Mary è una donna e una scrittrice straordinaria “capace di mostrare all’uomo moderno che non è tanto alle azione e condotte altrui che si può e deve avere paura ma delle proprie opere ed ambizioni”.

Questo libro ne dà un breve ritratto ma lo consiglio lo stesso come primo approccio all’opera e alla vita di questa interessantissima donna e scrittrice capace di un capolavoro senza epoca come il Frankenstein che è anche il mio libro preferito tra tutti quelli che ho letto.

Temo che ci resti poca felicità sulla terra; comunque tutta quella di cui forse un giorno godrò, è centrata su di te. Mary Shelley